"catturare lo sguardo
per liberare il pensiero"

Benvenuti in un mondo di simboli da scoprire e interpretare. Uno stile che rapisce l’occhio per andare oltre l’occhio. Come in ogni processo di conoscenza, ci lasciamo carpire da un’impressione immediata, ma solo affinché questa cieca impressione sia un invito alla riflessione.

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Siamo orfani di simbolicità

Le logiche del consumo di massa annientano i simboli, riducendoli a semplici loghi. Ciò che resta del simbolo è soltanto il guscio esteriore, la forma, l’inganno. Siamo costantemente bombardati da stimoli che si esauriscono in loro stessi, stimoli compulsivi e frenetici, sempre di più, sempre più corti, sempre più ravvicinati - finché il rumore dei singoli colpi non si confonde in un continuo brusio di fondo. Nei linguaggi del consumo di massa c’è sempre meno spazio e meno tempo per la profondità e la riflessione. Ed è così che la complessità e la simbolicità dell’esistenza vengono tradite e sepolte sotto un linguaggio che si fa sempre più scarno e vuoto, che mira solo all’effetto dimenticandosi delle cause e dei fini, che mira ad essere veicolo soltanto di se stesso e di nient’altro. Ed è così che il simbolo degenera, e diventa logo. Il logo non sa parlare, e allora urla! Ma ciò che urla è solo il proprio nome, l’unico che conosca, l’unico che possa urlare.

Il logo Nihil è, appunto - un logo. Ma è il suo essere logo in modo particolare a fare di lui anche un simbolo. Il logo, che porta il nome di ciò che è, nihil appunto, nulla, e che per questo è emblema di ogni logo, il logo dei loghi, nel quale si manifesta con lapidaria chiarezza il nulla che soggiace ad ogni manifestazione puramente iconica e svuotata del suo valore simbolico e vitale. È il concetto stesso di logo che viene portato alle sue estreme conseguenze, palesando la miseria del linguaggio di cui è il principale fonema. Lo stesso logo che nel momento in cui si mette a nudo rivelando la perdita di simbolicità, diviene perciò stesso un simbolo: un simbolo paradossale, il simbolo della antisimbolicità! La dinamica di forze che trasfigura la perdita nel possesso di quella perdita, il contenitore che si riempie del suo svuotarsi, che fa del vuoto il proprio contenuto. Così da aprire la strada all’inversione dialettica che ne dischiude la potenza simbolica. Il concetto di logo che si afferma nella sua massima potenza, e nel farlo si autonega, si mostra come nulla; e che in questo suo autonegarsi ribalta il suo significato, diventando il simbolo della perdita di simbolicità, riassumendo in sé ciò che manifesta di aver perso. Tutto in un istante!

Il logo Nihil è un logo, e in quanto tale urla il proprio nome, l’unico che conosca, l’unico che possa urlare. Ma è proprio nell’urlare quel suo nome che il logo Nihil si svela nella sua simbolicità come parodia di se stesso e di ogni altro logo, come lo smascheramento di se stesso e di ogni altro logo. L’apogeo del concetto di logo, che posto di fronte allo specchio concavo del pensiero dialettico si rivela come il punto più basso della simbolicità, punto di partenza per ritrovare quella stessa simbolicità di cui siamo sempre più orfani nel mondo.

Il logo Nihil racchiude e cela - e nello stesso tempo apre e svela - la propria simbolicità dialettica, con la sua linearità immediatamente spezzata dal messaggio che porta: infatti la scritta Nihil appare in parte in positivo e in parte in negativo, mostrando l’ambiguità di quella apparente regolarità percepita. La sua linearità e la sua semplicità contrastano con la complessità dei disegni a cui è affiancato, la cui simbolicità è immediatamente più esplosiva e manifesta; una simbolicità da leggere e da scoprire, da cogliere nel suo insieme e da scomporre nei suoi elementi. Una simbolicità che passa attraverso il contrasto delle parti e l’armonia degli insiemi, che gioca con gli accostamenti e le separazioni, tra la riflessione e lo scherzo, tra gli enigmi sussurrati e la provocazione sfacciata, in mezzo a superfici e profondità. Catturare lo sguardo per liberare il pensiero.

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